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AGILE: COSA DICONO GLI ESPERTI

Come abbiamo visto nel precedente articolo, la cultura Agile nasce per rispondere alle esigenze crescenti nel mondo della progettazione dei software. Questo cambiamento della mentalità al lavoro, negli ultimi anni sta andando oltre il campo dell’IT e inizia ad essere applicata in un crescente numero di settori, dal Marketing all’Automotive al settore manifatturiero. Questo sarà un argomento che approfondiremo anche nei prossimi articoli e nel Meetup che si terrà a Venezia il 15 Maggio (clicca per maggiori informazioni)

 

Abbiamo intervistato Fabio Armani e Felice Pescatore i quali, grazie alla loro esperienza pluriennale di coaching, hanno saputo bene illustrare l’importanza del cambiamento che Agile sta portando nel panorama delle imprese Italiane ed estere in diversi settori. Le interviste potete trovarle alla fine di questo articolo o sul nostro canale youtube.

 

FABIO ARMANI

Fabio Armani,  professionista indipendente, lavora da oltre venticinque anni nel campo dell’Information Technology. Si definisce un coach, un senior consultant e, a volte, trainer, in quanto il suo lavoro si basa sull’aiutare le aziende a migliorare il loro business, attraverso un cambiamento di mentalità sul processo di sviluppo. Lavora a stretto contatto non solo con i manager, ma anche con i team di produzione, per aiutarli a capire e assimilare i principi e i valori della cultura Agile.

Il suo compito è quello di far capire a tutti i livelli aziendali la necessità del cambiamento e di seguire l’evoluzione dell’impresa, suggerendo soluzioni adatte al livello di assimilazione dell’Agile.

 

AGILE: LE PERSONE DIVENTANO IL FOCUS DEI PROGETTI

 

La parola agile, come spiega Armani, può essere letta come semplice aggettivo o come movimento culturale.

Nel primo caso, quando si parla di agilità nel mondo del lavoro, si pensa a realtà plasmabili e veloci nel capire la trasformazione che accade nel mercato. Quindi, essere agili significa avere la possibilità e la capacità di cambiare forma, dall’essere rigidi e solidi per rispondere efficacemente ai problemi, all’essere liquidi, ossia capaci di adattarsi ai mutamenti del contesto in cui si opera

Quando invece si parla di Agile [pronuncia: ˈædʒaɪl (‘adjail)], si parla di un movimento culturale nato sul finire degli anni ’90 nel mondo dell’IT, come già approfondito nel precedente articolo.

Il manifesto Agile crea le basi per aiutare le aziende a cambiare il proprio modo di lavorare, e ad emanciparsi da metodologie ormai obsolete, che si fondano su processi molto costosi e rigidi, incapaci di adattarsi alle esigenze attuali. In questo scenario di “aziende sbagliate”, l’Agile si pone come un nuovo mindset che pone le persone, le relazioni e la creazione di valore per il cliente al centro dell’azienda.

Quindi, conclude Armani, le aziende oggi per generare valore devono superare la paura del cambiamento, rivedere totalmente la propria struttura interna e modificarla per mettere al centro di ogni progetto le persone.

 

L’IMPATTO DELL’AGILE SULLE IMPRESE NEL MONDO

 

Armani spiega come non tutte le aziende rispondano allo stesso modo al cambiamento. Ciò dipende molto dalla loro struttura, grandezza e collocazione.

Le aziende, che possono trarre il massimo delle possibilità dall’Agile, sono quelle tra le 10 e le 500 persone, perché la passione per ciò che fanno è ancora molto forte. Di conseguenza, quando si rendono conto che le cose non vanno bene hanno una volontà di mettersi in gioco molto alta rispetto alle realtà più grandi.

Nelle aziende con oltre 2000 dipendenti, si sente molto la differenza tra le quelle internazionali e quelle italiane. Le prime sono rivolte alle attività di incremento del business, e sentono forte l’urgenza del cambiamento. Le grandi aziende italiane, al contrario, sono ancora molto bloccate da una cultura obsoleta, che le spinge ad interessarsi maggiormente a cose che hanno poco a che fare con il cuore dell’azienda. In questo caso, un coach ha il compito di creare conoscenza e di conseguenza un’esigenza, senza però forzare o imporre il cambiamento.

 

FELICE PESCATORE

Felice Pescatore è un ingegnere informatico il cui focus primario è aiutare le aziende internazionali, soprattutto nel settore energetico/bancario ed automotive, a trasformarsi in realtà maggiormente dinamiche e orientate alla creazione di valore.

Il suo maggiore interesse a partire dagli anni 2000 è quello di capire come le metodologie agili possano varcare i confini classici del mondo del software

L’attività quotidiana spazia tra l’Agile Coaching e il Software Architecture, orientata alla ricerca di soluzioni innovative per contesti spesso fallimentari, sfruttando approcci basati sulla cultura Agile.

Pescatore nel corso della sua intervista parla, in un primo momento di come Agile può essere introdotto anche in realtà diverse dall’IT e, in seguito, di DevOps.

 

 

L’AGILE E L’AUTOMOTIVE

Agile porta nel mondo del lavoro un approccio nuovo che, come è stato detto prima, si basa sulla creazione di valore per il cliente. I principi e i valori dell’Agile, secondo Pescatore, sono applicabili a tutti i contesti produttivi.

Il suo lavoro di coach, infatti, lo ha portato a lavorare nel mondo automotive, un contesto produttivo tradizionalmente rigido. Lo sviluppo di un’autovettura, infatti, è diviso tra diversi silos aziendali che comunicano poco tra loro, di conseguenza i problemi spesso vengono a galla solo quando le diverse parti progettate individualmente vengono integrate fra loro.

In questi contesti, Agile può aiutare portando all’interno delle aziende i concetti di modularità, estendibilità e adattabilità, oltre che il miglioramento della comunicazione tra i diversi team. Tutto ciò aiuta a prevenire i problemi, riducendo rischi, costi e aumentando il valore del prodotto finale.

 

COS’E’ DevOps

Una metodologia dell’Agile molto diffusa nelle aziende è DevOps, che ha lo scopo principale di abbattere le barriere esistenti fra i team di sviluppo (Developers) e i team di “deployment” o messa in produzione (operations), che hanno ritmi e approcci diversi al lavoro.

Pescatore lo definisce come una continuazione di Agile in quanto aggiunge l’elemento di automazione, con l’ingresso di tool che possono sostituire il lavoro manuale in tutte quelle azioni standard e ripetibili. Questo nuovo modello organizzativo del lavoro consente di ridurre i tempi di rilascio del software.

Alla base di DevOps ci sono 3 principi

  1. flow: che implica l’avere la visione totale della linea di rilascio, non solo in sviluppo.
  2. feedback: ottenere un feedback costante che permette di risolvere i problemi appena si presentano, così da ridurre il loro impatto sui costi e il valore del prodotto finale.
  3. learning: avere un miglioramento continuo all’interno dell’azienda, ciò significa essere anche più inclini al cambiamento che il mercato impone.

Dunque, DevOps non è un tool ma è un cambiamento culturale, in quanto è un approccio nuovo alla delivery.

 

ConclusionI

In questo articolo abbiamo visto cosa dicono gli esperti sulla cultura Agile e le sue applicazioni in aziende appartenenti a contesti molto differenti, per settore, grandezza e collocazione.

Gli esperti confermano la necessità di un cambio di focus che porti al centro dell’attività produttiva delle aziende le persone, le relazioni, il cliente e la creazione di valore.

 

Questi saranno gli argomenti del primo meetup Agile Venezia. Vi aspettiamo numerosi.

 

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