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Dobbiamo tutto agli Hippie. Alle radici della New Economy

Dobbiamo tutto agli Hippie. Alle radici della New Economy” – la performance multimediale ideata e interpretata da Roberto Bonzio è stata un’altra sentita sponsorizzazione di Interlogica, che ha intravisto, in quest’opera, il giusto veicolo per la diffusione di quella cultura tecnologica ed economica di cui la nostra azienda è portatrice.

Roberto Bonzio ha saputo reinterpretare con la sua prospettiva da “giornalista curioso” l’evoluzione dell’America dell’estremo West, o meglio della California, in particolare di tutta quell’area oggi conosciuta come Silicon Valley.

 

LO STORYTELLING

Una carrellata di episodi apparentemente poco significativi, isolati e svincolati tra loro che, però, nel corso della narrazione, acquistano importanza e rivelano connessioni del tutto inaspettate.

Rimbalzando tra storie di vite comuni di inizio XIX secolo ed episodi degli anni ‘60 e ‘70 del secolo scorso, sono state tracciate le basi della società californiana e in particolare della Silicon Valley, culla dell’innovazione tecnologica, dove il successo imprenditoriale è stato incarnato da molti volti noti come Steve Jobs, Bill Gates, Mark Zuckerberg, Elon Musk, ed altri.

Una società, quella californiana, che tuttavia deve il suo successo anche al contributo di numerosi nomi di visionari italiani – come il designer Ettore Sottsass, Federico Faggin, inventore del microchip e della tecnologia touch, Adriano Olivetti e Maria Montessori – che hanno saputo fare la differenza proprio pensando out-of-the-box e alimentando quell’ideale utopico che ha ispirato le generazioni di giovani americani, e di tutto il mondo, tra gli anni ‘60 e ‘70.

 

UTOPIA E INNOVAZIONE

Da quegli storici anni di ribellione ad oggi, lo storytelling multimediale, supportato da video e colonne sonore ad hoc, ha colto le radici dell’ideale utopico nel movimento Hippie e ne ha rivelato la sua evoluzione: dal vivere in un mondo pacifico, senza guerre e in armonia con la natura; al raggiungimento del concetto di singularity, ovvero la soglia in cui le macchine tecnologicamente avanzate si doteranno di intelligenza umana e dell’anima.

Secondo il giornalista, mestrino di nascita, la singularity rimarrà solo un’utopia perché l’innovazione non è in grado di riprodurre l’animo umano all’interno di oggetti tecnologicamente d’avanguardia.

 

PASSIONE E SUCCESSO

Tuttavia per innovare bisogna dare libero sfogo alle idee, anche a quelle più pazze che solitamente sono il frutto della passione di persone che ci credono veramente. Da qui il motto: “Trust your crazy ideas”.

È proprio la passione il fil-rouge che accomuna la storia delle persone raccontate e come questa si trasformi in lavoro: quella passione li muove a porsi domande, cercare nuovi spunti e interpretare il presente per immaginare un futuro diverso e migliore.

Ad applaudire la performance anche il padre della tecnologia touch e del microchip, Federico Faggin, che, chiamato sul palco, spiega come la sua passione per la tecnologia e per lo studio del mondo attorno a noi continui a vivere attraverso il lavoro e le ricerche di giovani animati dalla stessa passione e curiosità.

Grazie alla sua fondazione permette loro di dedicarsi a trovare le risposte a quelle domande a cui lui non ha saputo rispondere.

Sul palco assieme all’inventore del microchip è stato chiamato anche Alessandro Fossato, CEO di Interlogica, che ha ribadito: “Le cose più belle e di successo provengono dalle persone che ci mettono passione in ciò che fanno.”