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IKIGAI, SERENITÀ QUOTIDIANA DENTRO E FUORI DAL LAVORO

INSIGHT

IKIGAI, SERENITÀ QUOTIDIANA DENTRO E FUORI DAL LAVORO

“Solo nell’attività vorrai vivere cento anni”
Proverbio giapponese

Sono svariate le filosofie provenienti dall’oriente che negli ultimi anni si sono inserite nel tessuto occidentale portando una ventata di saggezza, pace, calma e serenità nell’approccio alla vita quotidiana.
Sono legate a concetti di benessere generale (ad es. lo yoga o il feng shui) e hanno influenzato la nostra società in maniera positiva esaltando il valore dello spirito, rifiutando la violenza fine a sé stessa e tendendo al miglioramento dell’individuo. Elementi di culture diverse dalla nostra, che ci affascinano e dalle quali continuiamo ad attingere, perché si sa, le ricette magiche non esistono, ci sono però “attrazioni fatali” verso dottrine e modi di pensare, che ci fanno riflettere ed è interessante scoprire e esplorare.

Molto spesso l’incipit di curiosità arriva dal linguaggio che esprime chiaramente un modo differente di vedere il mondo e intendere le cose. A questo proposito, è singolare rilevare come nella lingua giapponese non esista una parola per dire “andare in pensione”. Il giornalista del National Geographic Jan Buettner, esperto conoscitore del Paese del Sol Levante, evidenzia il fatto che “in questa cultura avere uno scopo nella vita è così importante che i giapponesi ignorano il nostro concetto di pensionamento”.
Non è quindi un caso che proprio in Giappone prenda vita il concetto di Ikigai. Per gli abitanti di Okinawa, l’isola con il maggior numero di ultracentenari al mondo, l’Ikigai, traslato in italiano, significa “avere uno scopo nella vita”, una concezione che si identificata nell’intersezione delle seguenti aree:

  • Passione → Ciò che si ama fare
  • Missione → Ciò che serve al mondo
  • Vocazione → Ciò che si sa fare (al meglio)
  • Professione → Ciò per cui si può essere pagati

In occidente spesso associamo il lavorare a un obbligo, quando in realtà, se ci trovassimo immersi in un lavoro affine alle qualità che ci contraddistinguono, non finiremo per pensarla così.

Per spiegarlo con una delle frasi più celebri di Einstein: “Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido”. Semplicemente, ognuno di noi ha i suoi talenti e le sue doti connaturate, e il successo maggiore deriva dal coltivarle, potenziarle, farle venire a galla, altrimenti ci si sentirà costantemente inadeguati.

COME SI RIPERCUOTE L’IKIGAI SUL LAVORO?

Buon umore: se realizziamo di essere soddisfatti del nostro lavoro la conseguenza inevitabilmente sarà sentirci appagati.
Migliore produttività e rendimento: una delle condizioni mentali fondamentali che permette letteralmente di immergerci nel nostro lavoro ed essere più efficaci e performanti è quella del flow (nel dettaglio a seguire).
Più empatia e migliori relazioni: il senso di comunità, il sorridere e avere buone relazioni, sono altri grandi valori di questa filosofia. Quando ci si impegna in ciò che si ama fare per le persone parte della propria “comunità lavorativa”, il risultato sarà di avere relazioni migliori e di conseguenza un ambiente di lavoro più affabile e gradevole.

Andando a fondo di questa filosofia si scopre in primis che, a contribuire ad una vita lunga e gratificante, ci sono importanti fattori da tenere in considerazione:

  1. Flow
  2. Alimentazione
  3. Allenamento
  4. Comunità
  5. Contatto con la natura

Una serie di elementi intrinsecamente legati tra loro e ugualmente responsabili nel raggiungimento del proprio “scopo nella vita”.
Perché sono importanti e come sono d’aiuto nel quotidiano?

1 – FLOW

Il flow o flusso è uno degli ingredienti fondamentali relativi all’Ikigai. Secondo lo psicologo ungherese Mihály Csíkszentmihályi – autore di studi sulla felicità e sulla creatività e famoso per quelli sullo stato di flow – il flusso è quel particolare stato mentale nel quale le persone sono talmente assorbite da non percepire altri stimoli, perché l’esperienza/l’attività che stanno svolgendo è talmente appagante e soddisfacente da sacrificare qualsiasi altro aspetto della vita quotidiana. È uno stato mentale che si può sperimentare su qualsiasi genere di attività, dalla più umile a quella che consideriamo di maggior valore.

Un interessante aneddoto al riguardo viene raccontato nel libro Il metodo Ikigai. I segreti della filosofia giapponese per una vita lunga e felice di Héctor García e Francesc Miralles. Nella cittadina di Kumano, vicino a Hiroshima, si trova una delle più importanti fabbriche di pennelli di tutto il paese. Raccontano gli autori che a seguito di una visita allo stabilimento hanno avuto la possibilità di incontrare la risorsa più grande dell’azienda. Con sorpresa si sono trovati di fronte a una donna intenta a selezionare pelo per pelo tutte le setole utili per la realizzazione dei pennelli. Nel corso della visita, la signora era talmente immersa nel suo certosino lavoro, da non notare la presenza degli ospiti.

Cos’è che determina le nostre preferenze? E perché riusciamo ad amare alla follia un qualcosa tanto da cancellare ogni stimolo esterno o preoccupazione mentre la stiamo facendo? Quali sono i momenti di maggior felicità?
La verità è che nessuno ha le risposte in tasca e non esistono nemmeno bacchette magiche che ci conducano al nostro personalissimo Ikigai, ma riuscire a entrare nel cerchio del flow è certamente un passo importante.

La magia del flow può non essere così semplice da afferrare. Trovare la giusta attività, e porre la giusta attenzione sulla scelta che dev’essere relativa ad un qualcosa che non sia troppo semplice da annoiare o troppo difficile da renderci frustrati.

Un aiuto a questo proposito lo possiamo ricavare dalle parole di Ernest Hemingway: “A volte scrivo meglio di quanto non sappia fare” – che è un modo interessante per spronarci a trovare un’attività a noi affine meglio se leggermente al di sopra delle nostre capacità, così da tramutare la scelta in una sfida.

Un vademecum di 7 condizioni per entrare nel flow:

  • Sapere cosa fare
  • Sapere come farlo
  • Sapere che lo stiamo facendo bene
  • Sapere verso dove andare
  • Avere una sfida ambiziosa
  • Usare le nostre migliori risorse personali
  • Essere liberi da distrazioni

2 /3 – ALIMENTAZIONE E ALLENAMENTO

Mens sana in corpore sano, per questa ragione le due sfere dell’alimentazione e dell’allenamento vanno a braccetto nella ricerca di una vita longeva e felice.

Prendendo un altro aspetto dal libro sull’Ikigai citato precedentemente, è curioso notare come la dieta seguita dagli abitanti dell’isola della longevità (Okinawa) sia principalmente a base di vegetali e cereali, mentre risulta povera di zuccheri e sale.
Alla loro alimentazione applicano un principio molto semplice, la cosiddetta legge dell’80%: quando si percepisce la sensazione di quasi sazietà, si smette di mangiare! L’usanza Giappone rispetto ai pasti prevede inoltre diverse pietanze in piccoli piatti (nessun primo, secondo, contorno e dolce, come noi occidentali) consentendo di non riempirsi troppo e al contempo gustare una varietà maggiore di alimenti.
Alcune ricerche internazionali segnalano come un minor apporto calorico rispetto al bisogno giornaliero sembri agevolare la longevità (senza arrivare alla denutrizione, sia chiaro!).

Passando dall’alimentazione all’aspetto dell’allenamento, si è notato invece che non è quello sportivo a favorire una maggior longevità, ma il movimento costante; elemento che contraddistingue molti ultracentenari che compiono attività quotidiane come curare l’orto o fare passeggiate.
Per le persone che vivono nelle città non è così semplice impegnarsi in questo tipo di attività. Questo però ci aiuta a comprendere la fortuna di molte discipline orientali diventate di moda anche nei Paesi occidentali: Yoga, Tai Chi e Qigong sono tra le principali attività che favoriscono l’armonia tra corpo e mente.

Tutte queste pratiche aiutano non solo a svuotare la testa ma anche, e di conseguenza, a trovare uno stato di flow.
E l’ennesima conferma di come mente e corpo siano estremamente interconnessi arriva anche da una ricerca del Department of Social and Behavioral Sciences, Harvard T.H. Chan School of Public Health che ha sottoposto un campione di persone over 50 a sforzi fisici, ad esempio forza e velocità della camminata per misurare la prestanza, e somministrato un questionario creato ad hoc per misurare lo scopo; il risultato mostra chiaramente che percepire una ragione di vita per la propria esistenza in qualche modo agisce sul declino fisico, rallentandolo.

4 – COMUNITÀ

Gli studiosi Gianni Pes e Michel Poulain, nel loro studio demografico pubblicato su Experimental Gerontology, hanno dimostrato la presenza nel mondo di alcuni luoghi particolari denominati “zone blu”.
Una “zona blu” è una località in cui si riscontra un numero rilevante di casi di persone longeve. Gli scienziati ne hanno identificate almeno 5 sparse in tutto il mondo:

  • Okinawa, città del Giappone
  • Nuoro e Ogliastra, città della Sardegna
  • Loma Linda, città della California
  • Nicoya, penisola in Costa Rica
  • Icaria, isola della Grecia

Salta subito all’occhio come 3 delle 5 comunità si trovino situate proprio su isole.
Trattandosi di piccoli paesi appartati, con scarsi collegamenti e con meno risorse rispetto ai centri più popolosi, gli abitanti sono in qualche maniera costretti ad aiutarsi tra loro, creando così strette relazioni tra le persone.
Il grande senso di comunità, unito alla percezione di essere utili nei confronti del prossimo, porta questi individui a vivere una vita piena e appagante.

5 – CONTATTO CON LA NATURA

Prendendo ancora come riferimento le “zone blu”, un’altra evidenza è relativa al fatto che questi posti siano immersi nella natura: non è affatto strano che la maggior parte degli abitanti abbia un proprio orto da curare, il cui mero compito porta svariati vantaggi in un colpo solo:

  • si dedicano alla sua cura con dedizione (flow);
  • hanno uno scopo quotidiano;
  • fanno attività fisica costante (allenamento);
  • mangiano in maniera sana (alimentazione).

Il contatto con la natura è quindi l’elemento che aiuta a mantenere attivo il corpo attraverso l’esercizio quotidiano, e a tenere bassi i livelli di stress, accedendo al sopracitato flow.

IN CHE MODO L’IKIGAI PUÒ ESSERE D’AIUTO NELLA VITA QUOTIDIANA E LAVORATIVA?

Questa filosofia orientale non aspira ad essere una via per il raggiungimento del successo, quanto piuttosto un approccio mentale per lavorare con più soddisfazione, a prescindere dalla tipologia di lavoro che una persona svolge. Non solo, ma può rivelarsi un ottimo modo per riconoscere alcuni elementi della nostra vita lavorativa e cominciare a prenderli in considerazione e analizzarli, cosa che probabilmente abbiamo tralasciato di fare per lungo tempo.  In fin dei conti aspettare che siano le condizioni esterne a cambiare per stare bene, non è mai una buona idea.
Possiamo intervenire dall’interno sulle nostre prospettive per POI trovare le condizioni fisiche per riprodurre quelle stesse prospettiva nella vita reale.
Lo dicono anche diversi studi condotti dell’Università di Berkeley che le persone consce di avere uno scopo, una ragione di vita, hanno il 50% in meno di probabilità di sviluppare l’Alzheimer e il 50% in meno di probabilità di avere ictus e infarti.

Nella vita di tutti i giorni il microflow può essere il nostro alleato per permetterci di godere delle attività quotidiane.
Spesso le nostre giornate sono costellate di attività di routine e riuscire a trasformare questi momenti in qualcosa che ci appassioni è fondamentale per renderci appagati.

Per trasformare queste attività in momenti di piacere è di aiuto improntare una ritualità da seguire, ad esempio Bill Gates racconta che per lui lavare i piatti ogni sera è un momento che gli permette di rilassarsi e mettere in ordine i proprio pensieri. Ma nel farlo cerca di migliorare il suo processo sera dopo sera, seguendo un ordine preciso che si è autoimposto: parte dai piatti, poi le forchette, etc, così da entrare nello stato mentale chiamato microflow.

Nella sfera lavorativa, invece, il concetto di flow è sicuramente uno dei punti cardine più importanti da mettere in pratica.
Hayao Miyazaki, l’esponente dell’animazione giapponese più conosciuto in occidente, prova una passione tale per il suo lavoro da trascorre le domeniche nel suo studio, immerso nel suo flusso. Nel 2013, all’età di 72 anni, il regista ha annunciato il proprio ritiro ufficiale dalle attività cinematografiche, ma il primo giorno di pensione invece di godersi il tempo libero, un viaggio o qualunque altra cosa ci si aspetti da un pensionato, ha scelto di tornare allo Studio Ghibli, lo studio di produzione co-fondato nell’85, e disegnare come nulla fosse successo.

Un’ultima domanda prima di mettere la parola fine: se un qualcosa è talmente appassionante da farci rinunciare al tempo libero, anche quando la vita lavorativa è ufficialmente giunta al termine, è mai possibile abbandonare le proprie passioni?

Lunga vita, felice e piena di senso a tutti!

2020-08-10T12:23:11+02:00 Scritto da |Categories: Blog|Tags: , |

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